Di buone maniere e comunicazione efficace

Swedese tree coat hanger via designperbambini.it

Credo sarà l’ennesimo post che leggete con un titolo come il mio…avrete letto sicuramente qualcosa che si intitolava “Di prime pappe e svezzamento”, “Di notti in bianco e rituali notturni”. Adesso vi tocca anche il mio “Di buone maniere e comunicazione efficace”, ebbene si!
Il post me lo hanno ispirato come al solito le mie recenti vicissitudini mammesche. Sono sempre attiva sul fronte buone maniere con mia figlia, cerco di contrastare le sue recenti derive di strafottenza e “romanaccianità” ed ho capito una cosa che non mi era chiara affatto. La comunicazione efficace is the new buone maniere, tanto per usare di nuovo una forma verbale abusata ultimamente!
Si insomma, la buona educazione che fino a ieri consideravo un qualcosa che riguarda la forma, ho capito che altro non è quello che noi oggi chiamiamo comunicazione efficace. Non sono una esperta, non ho letto manuali all’americana su come comunicare in modo efficace, ho però imparato sulla mia pelle poche semplici regole che funzionano sempre.
Prima di tutto per comunicare efficacemente, al proprio compagno, ai propri figli o al proprio capo bisogna avere chiaro cosa si vuole. Con ciò intendo che bisogna avere chiari desideri e sogni che vogliamo realizzare con il nostro compagno, bisogna avere chiari ideali, e cioè una chiara idea di come dovrebbero andar fatte certe cose (a cominciare da cose pratiche come metter in ordine, lavarsi i denti, sedere a tavola). Last but not least, è fondamentale avere una chiara idea di quando sappiamo e sappiamo fare e in che direzione vogliamo sviluppare nuove capacità.
Per come la vedo io alla base di tutto c’è un contatto pieno con noi stessi, con i nostri bisogni, con i nostri desideri, insomma c’è la consapevolezza.
Con la consapevolezza è semplice costruire una comunicazione chiara, è facile mettersi in una conversazione alla pari, è facile ascoltare e farsi ascoltare. Le buone maniere aiutavano quando non si parlava di soft skills, di self-conciousness, quando la comunicazione non era ancora una scienza. E credo che possa aiutare ancora molto i bambini. Chiedere per favore in fondo vuol dire essere abituato a chiedere, e dunque a formulare una richiesta in maniera esplicita, e dunque avere consapevolezza di un bisogno. Ed inoltre significa anche aspettarsi un si come anche un no, perché se si chiede non si danno cose per scontate.
Tutto questo filosofeggiare per raccontare che ho insegnato con successo a mia figlia a chiedere, ed a chiedere con gentilezza. E’ stata dura, durissima, ma sono stata tenace e non ho mollato. Ho visto mamme storcere gli occhi quando, muta e strafottente,  mia figlia mi allungava la mano che stringeva il suo cappello ed io le chiedevo di esprimersi, di chiedere cosa volesse perché io non capivo.
Adesso quando mia figlia inizia a scatenarsi e vuole togliersi il cappello viene da me e mi chiede tranquilla: “Mamma potresti tenermi tu il mio cappello per favore?”. Ogni volta io le rispondo: “Volentieri stella, come faccio a dire di no quando mi chiedi le cose con cos’ tanta gentilezza!”. E lei contenta se ne riscappa a giocare.
In onore delle mamme spesso scambiate per appendiabiti oggi vi segnalo questo iconico Tree di Michael Young and Katrin Olina per Swedese che non so come mai non avessi ancora segnalato prima!

 

Related Posts with Thumbnails

Comments

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>