C’è un oggetto chiamato…

Oggi sono davvero felice di ospitare il contributo di una bravissima collega blogger nonchè mamma. Oggi ci impartisce una vera lezione di stile Annalisa, l’autrice del bellissimo blog Mannalisa vuole fare troppe cose. Lei è un’architetto che ama il suo lavoro, il design, l’architettura e l’interior design, talmente appassionata che da un po’ se ne occupa anche nel tempo libero curando il suo meraviglioso blog, che è una sua raccolta personale di ciò che più le piace.
Ed ora in silenzio, l’architetto ci parla dell’appendiabiti!

C’è un oggetto che è chiamato “accessorio” e che focalizza sempre la mia attenzione (strane fissazioni) quando sfoglio le immagini delle camerette. Spesso è relegato in un angolo, dietro una porta – o attaccato dietro la stessa porta -, nascosto in una nicchia, abbandonato a se stesso.
Ma non sempre questa è la sorte dell’appendiabiti.
C’è chi lo valorizza come un vero e proprio oggetto di arredo, di decorazione, parte integrante della stanza. C’è chi unisce l’utile (perché c’è sempre la necessità di appoggiare quel vestitino, di preparate quello del giorno dopo, di lasciare la felpina, lo zainetto o…) all’estetica.
Perché, cosa c’è di “bello” in un appendiabiti?

Fotografia ed immaginazione

Dream of Flying by Jan von HollebenContinua la serie di guest-post su Design per Bambini. Oggi a scrivere è Sara, una bravissima fotografa genovese che il destino ha portato a Roma e l’ha resa mamma 11 mesi fa del bellissimo L. Adesso è ancora molto presa dal suo piccinino, ma presto sentirete di nuovo parlare di lei da queste parti perchè sta lavorando ad un interessantissimo progetto sulle famiglie non convenzionali. Sara ed L. li ho conosciuti durante un brunch domenicale e da suito ho avvertito una grande sintonia. Anche a lei ho chiesto aiuto con il blog e lei è subito accorsa. Sono davvero fortunata, no?!

Ancora mi ricordo di certi pomeriggi passati da bambina sul pavimento della mia casa, ad inventare strane storie e avventure ambientate nello spazio, nella jungla misteriosa o sotto il mare.
Le lenzuola stese sopra due sedie per proteggermi da un’immaginaria tempesta in pieno oceano, un bastone rubato alla scopa di casa per scacciare la Piovra Gigante che tentava di assalire la mia barchetta malandata.
E meno male che mi ero portata la merenda in mare, per rifocillarmi dopo queste eroiche prodezze. Puff, pant!
Quasi vent’anni dopo, gli stessi scenari che la mia fantasia costruiva per i miei pomeriggi, tra un morso di tegolino e qualche compito, me li ritrovo materializzati quì.

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Letizia e Charlie Harper

ABC by Charlie HarperChe i veri amici si vedono nel momento del bisogno lo sanno tutti. Trovarsi poi in difficoltà e sperimentare dal vero che i tuoi amici si mettono in gioco e ti danno una mano escono fuori è una conferma che sorprende sempre e che riempie davvero di gioia. Ho chiesto qualche giorno fa a Letizia, cioè Bilingue per Gioco, di darmi una mano con il blog ed ecco che lei prontamente ha scritto per il mio blog questo bel post e mi ha fatto scoprire Charlie Harper. Per chi ancora non la conoscesse, la mia carissima amica Letizia è la creatrice di Bilingue per Gioco, un blog e un progetto per tutte le famiglie bilingui, e per quelle che vorrebbero diventarlo, un luogo in cui trovare consigli pratici, riflessioni astratte, e tante esperienze di vita (bilingue) vissutaBilingue per Gioco . A lei dunque la parola!

Come tutti i post di Design per Bambini anche questo inizia con una storia, vera, personale, e brevissima. Un giorno mi sono trovata in una libreria di Bruxelles, con la valigia in mano e 10 minuti 10 prima di dover scappare in aereoporto, assetata di cose belle e frastornata dalla moltitudine di libri creativi e innovativi che mi circondavano (non so voi, a me la maternità ha drasticamente ridotto i viaggi all’estero).
Ho cercato di vedere il più possibile, ho comprato un paio di libri al volo, sono uscita dalla libreria con una lacrimuccia, ho preso il mio aereo e sono tornata a casa. Ma… C’era un libro che mi era rimasto in mente, che scema a non averlo comprato sul momento, ora non sapevo più nemmeno chi era l’autore e non risucivo a smettere di pensarci. Era un libro speciale...

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Art Basics for Children

ABC House in BruxellesOggi non sono io a postare, bensì Marta, cofondatrice insieme alla sua amica Alice del meraviglioso concept store di Torino Yellow Basket. A lei quindi la parola!

Ho vissuto a Bruxelles per qualche anno e faccio tutt’ora la spola fra Italia e Belgio ma mi ci è voluto un incontro a Roma con Valentina, autrice dell’amato blog Design per Bambini, perché mi decidessi a visitare ABC – HOUSE, sede dell’organizzazione Art Basics for Children e rivoluzionario centro d’arte per bambini noto in tutta Europa.

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Fasciatoio stile garage

Famille Garage by Richard LampertLo scorso aprile al Salone mi sono imbattuta con sorpresa nello stand della tedesca Richard Lampert. Già da tempo avevo nella mia post list (che aggiorno con regolarità ma che poi non ricontrollo mai) la bella scrivania Eiermann ed avevo dimenticato che fosse Richard Lampert a produrla. Al loro stand al salone mi ha colpito la divertente sedia Tur Tur,  i cuscinoni Pit-stop a forma di pneumatico e la modernissima sediolina da esterni In-Out. Tornata a Roma poi mi sono messa a spulciare il loro sito e ho scoperto Famille Garage, non presente al salone, ma presentato alla fiera del mobile di Colonia. Trattasi di una mini-linea per la cameretta disegnata da Alexander Seifried che comprende fasciatoio che si trasforma in tavolino e storaging, coloratissimo ed irriverente, che trasforma il cliché della casa-albergo in casa-garage… Il mobiletto in realtà sarebbe perfetto per tutte le mie sewing supplies!

Kids collection by Richard Lampert